16 Ottobre 1943: la deportazione degli ebrei di Roma

 
Condivisione:

Accadde oggi. Gli ebrei romani furono arrestati dai nazisti e deportati ad Auschwitz. 1024 uomini, donne, bambini e anziani. Solo 16 tornarono vivi dall’orrore dei lager.

Fra i pochi sopravvissuti al rastrellamento di Roma c’è Arminio Wachsberger,  giovane ebreo originario di Fiume, testimone d’eccezione della deportazione e interprete all’interno del campo di concentramento di Auschwitz. La sua storia è stata raccontata da Gabriele Rigano all’interno del libro L’interprete di Auschwitz”.

Il protagonista di questa storia ha lasciato varie testimonianze sulle travagliate vicende della sua vita, scrivendo e parlando sin da subito dopo la fine della guerra. È stato un testimone loquace e appassionato. Un uomo di buona memoria. A suo modo un protagonista delle vicende che ha vissuto, senza lasciarsi mai schiacciare dal senso di impotenza, che doveva essere un macigno sulla vita degli ebrei perseguitati.
La sua intraprendenza e la conoscenza delle lingue gli hanno permesso di guardare a quelle vicende da un punto di vista privilegiato: quello dell’interprete e quindi dell’intermediario tra i deportati e le autorità naziste. «Io, naturalmente, come al solito, fungevo anche da interprete», scrive Arminio riferendosi ai processi contro i criminali nazisti svoltisi in Germania nel 1946. Dopo la guerra il suo ruolo di interprete non è venuto meno, non solo nei tribunali: i suoi racconti hanno tradotto in un linguaggio comprensibile la tragica esperienza dei lager nazisti, una realtà ai confini dell’immaginabile, percepita come irriducibile ai consueti meccanismi della comunicazione.
Le sue memorie rivivono nella pagine del libro di Rigano, che invita il lettore a porsi alcune domande fondamentali sul  rapporto esiste tra testimonianza e verità, tra storia e memoria.

La resistenza silenziosa e L'interprete di Auschwitz

Un’altra toccante testimonianza del rastrellamento del ghetto di Roma è quella di Enzo Camerino, raccolta da Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, all’interno diLa resistenza silenziosa. Dalle pagine di questo libro emergono storie di vita quotidiana al Portico d’Ottavia, dell’arrivo delle leggi razziali e di quel fatidico giorno. I protagonisti delle storie raccontate sono, all’epoca, ragazzi e adolescenti. I loro ricordi sono consegnati ai giovani di oggi perché non si perda la memoria e perché un’ideologia fondata sull’odio per chi viene percepito come diverso non si imponga mai più.

Il 16 ottobre arrivarono i tedeschi alle nostre porte. Io e mio fratello Luciano non eravamo in casa. Stavamo in fila dall’alba per le sigarette. Tutto quello che è successo me lo ha raccontato mio padre. Quando arrivarono, mio padre credeva che avessero scoperto che dopo l’8 settembre avevamo aiutato dei soldati e dei carabinieri a nascondersi: nella cantina di casa nostra avevano abbandonato le divise e le armi ed erano fuggiti. Forse qualcuno aveva parlato e i tedeschi erano venuti a recuperare le armi. Invece i tedeschi consegnarono a mio padre un foglio con delle istruzioni: tutta la famiglia sarebbe stata trasferita per andare a lavorare. Bisognava preparare le valige per un viaggio di 8 giorni portando, denaro, gioielli e oggetti di valore; ma anche cibo e acqua. Ognuno aveva diritto a una valigia. Tutti dovevano essere pronti in 20 minuti. Mio fratello ed io stavamo dal tabaccaio quando la gente ha cominciato a dire che i tedeschi portavano via gli ebrei. Allora tornammo di corsa verso casa. Davanti al portone c’era un camion con dei tedeschi: non sapevamo cosa fare, se fuggire o salire. Aspettammo alcuni minuti per vedere cosa succedeva. Io volevo nascondermi mentre mio fratello insistette che dovevamo riunirci alla famiglia. Alla fine mi feci convincere. I tedeschi ci caricarono sul camion e ci portarono via.

Enzo Camerino
Intervista del 2013 pubblicata all’interno del libro
“La resistenza silenziosa”

 

 

Condivisione: